Tecnica di corsa che crolla con la fatica: perché perdi efficienza nei chilometri finali
- Run Ritual

- 30 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Negli ultimi chilometri molti runner peggiorano non perché manca il fiato, ma perché cede la tecnica di corsa.La fatica che decide la prestazione non è solo metabolica: è neuromuscolare e meccanica. Quando la muscolatura perde capacità di controllo, coordinazione e stiffness elastica, il gesto di corsa degrada e l’economia crolla anche a parità di sforzo.
È per questo che puoi avere ancora una respirazione gestibile e, allo stesso tempo, perdere velocità. L’energia è disponibile, ma non viene più trasformata in avanzamento efficace. Il tempo di contatto a terra si allunga, l’appoggio diventa passivo, la postura collassa progressivamente. Il costo energetico per chilometro sale senza che tu te ne renda conto.
La gara non si perde quando finisce il fiato.Si perde quando finisce la tecnica.
È da questa capacità di mantenere efficienza sotto fatica che nasce il metodo RunRitual: non allenare solo il sistema aerobico, ma la qualità del gesto quando il corpo è già sotto carico

Il problema che molti runner non riconoscono
La frase è sempre la stessa, a prescindere dal livello: “Il fiato c’è, ma le gambe non girano più.”Questa sensazione viene spesso ridotta a un generico affaticamento muscolare. In realtà descrive qualcosa di più preciso: perdita di tenuta tecnica.
La corsa è un gesto ciclico ad alta ripetizione che richiede la cooperazione continua di coordinazione intermuscolare, stiffness elastica e controllo posturale. Quando uno di questi elementi inizia a cedere, l’intero sistema perde efficienza. Non in modo graduale, ma rapido. È per questo che il calo finale spesso viene percepito come improvviso, anche se è il risultato di un processo che si accumula chilometro dopo chilometro.
Perché la tecnica è la prima a pagare sotto fatica
Con l’aumentare della fatica neuromuscolare avvengono cambiamenti sempre simili, indipendentemente dall’andatura assoluta. Il tempo di contatto a terra aumenta, la restituzione elastica diminuisce, la postura perde stabilità. Il runner continua a produrre forza, ma quella forza non viene più orientata in avanti in modo efficace.
Da fuori si vede una corsa che “si siede”.Da dentro si percepisce una fatica che cresce senza un motivo apparente.
Il risultato è costante: stesso impegno percepito, meno velocità, maggiore costo energetico.
L’errore di interpretazione che blocca il miglioramento
Davanti a questo scenario, molti runner arrivano alla conclusione sbagliata: devo migliorare la resistenza.E quindi aumentano i chilometri, allungano i lunghi, accumulano volume a bassa intensità.
Il problema è che stanno allenando il sistema aerobico senza proteggere la meccanica. Se la tecnica crolla sotto fatica, ogni chilometro in più rinforza un gesto già degradato. È come potenziare il motore senza rinforzare il telaio.
La prestazione non dipende solo da quanta energia riesci a produrre, ma da quanto a lungo riesci a correre bene.
Resistenza aerobica e resistenza tecnica non sono la stessa cosa
La resistenza aerobica riguarda la capacità di sostenere uno sforzo nel tempo.La resistenza tecnica riguarda la capacità di mantenere un gesto efficiente mentre quello sforzo diventa costoso.
Puoi avere parametri fisiologici adeguati e perdere minuti nel finale se l’appoggio diventa passivo, la falcata si accorcia senza controllo e il tronco inizia a disperdere energia. In questi casi il problema non è la soglia, ma la capacità di difendere la meccanica quando il carico sale.
Come si allena davvero la tenuta tecnica
La tenuta tecnica non si costruisce con esercizi isolati eseguiti da freschi.Si costruisce dentro la fatica.
Nel lavoro RunRitual questo significa spostare l’attenzione dalla velocità massima alla qualità del gesto nel finale delle sedute. Continui a ritmo controllato, lunghi con progressione finale senza strappi, lavori in cui l’obiettivo non è accelerare ma non peggiorare quando la stanchezza emerge.
È in questa fase che iniziano a comparire segnali chiari. Runner preparati per la mezza maratona, ad esempio, mostrano spesso un crollo dopo il quindicesimo chilometro pur mantenendo una frequenza cardiaca gestibile. Analizzando i lunghi, il problema non è metabolico: l’appoggio diventa più “seduto”, la stiffness a livello di caviglia e polpaccio si riduce, il tempo di contatto a terra aumenta. L’intervento non consiste nell’aggiungere intensità, ma nel modificare la natura dello stimolo: meno chilometri facili inutili, più esposizione controllata alla fatica continua. Dopo alcune settimane, ciò che cambia non è tanto la frequenza cardiaca, quanto la sensazione di controllo nel finale.
Nella preparazione maratona il quadro è simile ma amplificato. Molti runner non incontrano un vero muro metabolico; descrivono piuttosto una perdita progressiva di assetto. La postura collassa, il bacino arretra, il tronco oscilla. In questi casi il lavoro RunRitual sposta il focus dal tenere il ritmo al tenere l’assetto. I lunghi vengono costruiti con finali tecnici, non più veloci, e i lavori lattacidi inutili vengono esclusi. In gara, il risultato non è una maratona facile, ma una maratona gestibile: stesso ritmo fino a oltre il trentesimo chilometro e un calo finale più contenuto.
Anche sui 10 km il problema esiste, solo mascherato dalla velocità. Runner brillanti nei primi chilometri, ma incapaci di difendere la tecnica quando la fatica si accumula. Riducendo il lavoro esplosivo e introducendo continui controllati con finali impegnativi, imparano a mantenere efficienza quando la sensazione peggiora. Il tempo migliora senza aumentare l’intensità massima.
I segnali che indicano un miglioramento reale
La tenuta tecnica sta migliorando quando il passo rimane fluido anche nel finale, la postura resta stabile e la sensazione di trascinare le gambe diminuisce. Il ritmo finale non richiede più un aumento sproporzionato di sforzo. Il cronometro arriva dopo. Prima viene la qualità del gesto.
Principio RunRitual
La tecnica non crolla all’improvviso.Crolla perché non è mai stata allenata a reggere.
Allenare la corsa significa allenare la capacità di restare efficienti sotto carico. È lì che si decidono i finali di gara. Tutto il resto è preparazione incompleta.




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