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Run Ritual

Allenarsi in città: criteri, limiti e metodo

Allenarsi in città non è una scelta di comodo, è un ambiente con regole fisiologiche precise. Funziona quando il runner governa interruzioni, superfici e ritmo come stimoli allenanti. Non funziona quando si tenta di riprodurre un allenamento da pista o da parco ignorando semafori, asfalto rigido, arresti e ripartenze continue. L’errore più comune è guardare solo il passo medio, trascurando cosa succede dentro lo sforzo: frequenza cardiaca, variazioni di ritmo, carico muscolare.


In città il carico non è continuo. Ogni attraversamento, ogni marciapiede, ogni cambio di direzione impone accelerazioni e frenate che spostano il lavoro verso il sistema neuromuscolare e il metabolismo lattacido. Se questo non è pianificato, il runner ha la sensazione di allenarsi bene ma accumula fatica residua, recupera male e in gara cala nonostante numeri apparentemente corretti sull’orologio.


Allenarsi in città funziona quando il criterio non è il ritmo teorico, ma la coerenza tra stimolo e obiettivo del microciclo. La variabile decisiva è la gestione della discontinuità: trasformarla in controllo tecnico oppure subirla come disturbo. Senza questo passaggio, la città diventa usura mascherata da allenamento


Allenarsi in città: criteri, limiti e metodo

Allenarsi in città è l’adattamento del carico di corsa a un ambiente discontinuo e rigido.Funziona quando interruzioni e superfici sono integrate nel metodo.In assenza di questo produce stress cumulativo e perdita di efficienza.


Discontinuità urbana: perché frequenza cardiaca e passo non coincidono

Controlli il Garmin o il Polar. Il passo medio è “giusto”, ma la frequenza cardiaca sale a gradini, con picchi che non tornano. Succede già dopo 20–25 minuti, quando hai accumulato diversi arresti e ripartenze. La causa è meccanica e nervosa: ogni ripartenza richiede reclutamento rapido di fibre, aumenta il costo energetico e rompe l’equilibrio interno dello sforzo.


L’effetto compare entro i primi 3–4 km e diventa evidente tra i 40 e i 60 minuti. Con criterio, questa variabilità migliora l’economia di corsa; senza criterio, anticipa l’accumulo di lattato.


Con criterio accetti un passo leggermente più lento e mantieni stabile la frequenza cardiaca; senza criterio insegui il passo e paghi con aumento progressivo della fatica interna.


Nelle sedute facili urbane usa la frequenza cardiaca come limite superiore e lascia fluttuare il passo. Se dopo una ripartenza la frequenza resta sopra soglia per oltre 90–120 secondi, stai già uscendo dall’obiettivo.


Superfici rigide e carico muscolare: quando il recupero si accorcia

Allenamenti all’alba o dopo il lavoro, 45–50 minuti su asfalto. I dati di passo sono regolari, ma il mattino dopo senti polpacci e tendine d’Achille rigidi. Temporalità: il segnale emerge dopo 2–3 settimane di microcicli urbani continui.


L’asfalto restituisce energia elastica ma aumenta il picco di impatto. Senza variazioni, il carico eccentrico si accumula. Con metodo, la rigidità è adattamento; senza metodo, diventa infiammazione silenziosa.


Con criterio introduci variazioni di frequenza di passo e ampiezza; senza criterio ripeti sempre lo stesso gesto.


Oltre i 40 minuti, inserisci ogni 8–10 minuti 60–90 secondi con frequenza di passo aumentata del 5–7%, accorciando l’ampiezza. Il carico articolare diminuisce a parità di impegno metabolico.


Semafori e arresti: trasformarli in stimolo o subirli

Corri la sera, i semafori ti fermano 10–20 secondi. In un’ora accumuli diversi minuti di arresti frammentati.


L’arresto passivo raffredda il sistema, la ripartenza è brusca. Con criterio diventa recupero attivo; senza criterio amplifica lo stress.


Decisione operativa

Situazione urbana

Senza criterio

Con criterio

Arresto <15″

Ripartenza immediata

Ripartenza progressiva 30–40″

Arresto 15–30″

Fermo totale

Camminata attiva

Arresto >30″

Attesa passiva

Riassetto frequenza cardiaca

Interpretazione: il problema non è il semaforo, ma cosa fai nel minuto successivo.



Lavori a ritmo in città: quando hanno senso e quando no

Vuoi inserire un medio o un ritmo gara, ma il percorso urbano è spezzato. Blocchi da 10–15 minuti vengono interrotti ogni pochi minuti.


Sotto gli 8–10 minuti continui lo stimolo perde specificità.Contrasto: con criterio accorci i blocchi e lavori su percezione dello sforzo e frequenza cardiaca; senza criterio insegui il passo e perdi efficacia.


Decisione operativa

Obiettivo

Durata minima continua

Indicatore

Fondo controllato

≥12 minuti

Frequenza cardiaca stabile

Medio

≥8 minuti

Sforzo percepito costante

Ritmo gara

≥10 minuti

Deriva cardiaca <5%

Interpretazione: se non hai continuità, cambia obiettivo.


Orari urbani e stress sistemico: il carico invisibile

Corri alle 6:30 o alle 21:30 dopo una giornata lavorativa intensa. I numeri sembrano buoni, ma il sonno peggiora.Temporalità: il segnale compare dopo 7–10 giorni.


Lo stress non allenante si somma a quello allenante.Contrasto: con criterio sposti i lavori chiave nei giorni meno stressanti; senza criterio mantieni lo schema fisso.


Se per tre giorni consecutivi aumentano frequenza cardiaca a riposo o rigidità mattutina, la seduta urbana diventa rigenerante, indipendentemente dal piano.


Volume settimanale in città: meno può essere meglio

Confronti i tuoi chilometri con chi corre in ambienti continui e senti di “fare meno”.Temporalità: l’effetto va valutato su 4–6 settimane.


Il costo per chilometro urbano è più alto. Copiare i volumi altrui è un errore.

Decisione operativa

Contesto

Volume consigliato

Nota

Urbano puro

−10–15%

Carico neuromuscolare maggiore

Misto

−5–10%

Compromesso

Continuo

Riferimento

Base teorica

Interpretazione: il volume è uno strumento, non un valore morale.


Qui entra in gioco l’adattamento individuale del carico urbano, che riprendo in chiusura come criterio di sostenibilità.


Tecnologia: usare i dati senza esserne guidati

Apple Watch, grafici dettagliati, ma decisioni confuse.Causa: osservare tutto senza scegliere cosa conta.


In città scegli un indicatore guida per seduta (frequenza cardiaca o percezione dello sforzo) e uno secondario. Il passo descrive, non comanda.


FAQ

Allenarsi in città rovina le gambe?

No. Le rovina l’assenza di variazione e controllo. Con criteri chiari l’adattamento è positivo.

Si possono fare lavori di qualità in città?

Sì, solo se esiste una finestra temporale sufficiente. Altrimenti lo stimolo va cambiato.

Meglio correre più piano in città?

Meglio correre coerente. Il ritmo è conseguenza del contesto.

I semafori annullano l’allenamento?

No. Se gestiti diventano recupero attivo. Se subiti aumentano lo stress.

Quanto ridurre il volume urbano?

In media 10–15%, valutando risposta individuale e recupero.


Conclusione tecnica

Senza adattamento individuale del carico urbano non è allenamento, ma usura.

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