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Run Ritual

Pubalgia nel runner: sintomi, cause e ritorno alla corsa

3D pelvis anatomy showing pubalgia stress points, with labeled Italian callouts and red highlights at groin and pubic symphysis.

Un dolore all'inguine che compare durante la corsa, a volte si attenua col riposo, poi ritorna appena si riprende ad allenarsi. Molti runner lo trascinano per mesi, a volte anni, alternando riposo e tentativi di ripresa senza mai risolverlo davvero. È quello che è successo a Tiziano, 61 anni, di Cagliari: oltre 2 anni di pubalgia prima di arrivare a RunRitual. Questo articolo spiega cos'è davvero la pubalgia, perché in molti casi diventa cronica, e come abbiamo affrontato il suo caso.


Cos'è la pubalgia e perché compare nel runner

La pubalgia è una sindrome dolorosa cronica che interessa la regione pubica e inguinale, causata da un sovraccarico funzionale delle strutture muscolo-tendinee e articolari dell'area pelvica. Nel runner, la causa più comune è la tendinopatia degli adduttori, una condizione da overuse a carico della muscolatura che stabilizza l'anca durante la fase di appoggio e spinta, un meccanismo che si sovrappone spesso ai dolori all'anca dopo la corsa più in generale. Spesso si associa a una debolezza della parete addominale profonda e degli stabilizzatori pelvici, che costringe i muscoli adduttori a compensare un lavoro di stabilizzazione che non gli competerebbe, aggravando il sovraccarico nel tempo.


I sintomi da riconoscere, e un'attenzione importante dopo i 50 anni

Il sintomo principale è un dolore all'inguine, spesso irradiato verso l'interno coscia, che tipicamente peggiora con la corsa, i cambi di direzione e, nei casi più avanzati, anche con gesti quotidiani come alzarsi da seduti o salire le scale. Una distinzione clinica importante, soprattutto per chi ha più di 50 anni: se il dolore impedisce di mantenere l'equilibrio in appoggio su una sola gamba, non va dato per scontato che si tratti di pubalgia da overuse muscolare. Può trattarsi invece di una frattura da stress della branca ischio-pubica, una condizione diversa che richiede accertamenti radiografici (e, se la lastra è negativa ma il sospetto resta, una risonanza magnetica) prima di impostare qualsiasi protocollo di rinforzo. È uno dei motivi per cui una valutazione medica iniziale, prima di qualsiasi programma di esercizi, resta indispensabile.


Perché a volte diventa cronica

La pubalgia acuta, trattata presto e bene, migliora spesso in poche settimane. Diventa cronica quando il ciclo riposo-ripresa-ricaduta si ripete più volte senza mai affrontare la causa di fondo: la debolezza della catena adduttori-core-stabilizzatori pelvici. Il solo riposo, senza un lavoro attivo di rinforzo specifico, tende a portare a un miglioramento temporaneo seguito da ricaduta non appena si riprende a correre, perché il tessuto non ha mai sviluppato la capacità di tollerare di nuovo il carico specifico della corsa. La letteratura su protocolli di esercizio strutturato (come il protocollo Hølmich, tra i più studiati per il dolore inguinale d'origine adduttoria) mostra risultati migliori, in termini di remissione dei sintomi e di riduzione delle recidive, rispetto ad approcci basati solo su terapie passive come elettroterapia o infiltrazioni.


Il caso di Tiziano: da 2 anni di dolore al ritorno alla corsa

Tiziano, 61 anni, runner di Cagliari, arriva da noi dopo oltre 2 anni di pubalgia gestita in modo discontinuo: periodi di stop, ripresa troppo rapida, ricaduta. Il primo passo non è stato un programma di corsa, ma un lavoro strutturato di rinforzo della catena adduttori-core-stabilizzatori pelvici, con progressione gestita nell'arco di alcune settimane prima di reintrodurre qualsiasi corsa. Solo dopo aver dimostrato, con test di carico specifici, che la catena muscolare tollerava lo stress senza dolore, si è iniziato un ritorno alla corsa graduale: prima camminata veloce senza dolore, poi corsa in linea retta a ritmo blando, poi progressiva reintroduzione di variazioni di ritmo, senza mai forzare i tempi sulla base dell'entusiasmo piuttosto che dei segnali reali del corpo.

Atleta RunRitual

Età

Dato rilevante

Tiziano

61 anni, Cagliari

Oltre 2 anni di pubalgia, risolta con protocollo di rinforzo progressivo e ritorno graduale alla corsa


Il protocollo di ritorno alla corsa, in pratica

Un ritorno alla corsa dopo pubalgia funziona meglio quando segue fasi precise, non un semplice "riprova e vedi come va":

  • Fase 1: cammino senza dolore, quotidiano, come test di base

  • Fase 2: rinforzo isolato di adduttori e core, senza corsa, fino a tollerare carichi progressivi senza sintomi

  • Fase 3: corsa in linea retta, ritmo blando, volumi bassi, monitorando il giorno dopo (non solo durante la sessione) per eventuali segnali di ricaduta

  • Fase 4: reintroduzione graduale di variazioni di ritmo e volumi, mantenendo il lavoro di rinforzo come parte fissa della settimana, non come qualcosa da abbandonare appena il dolore scompare


Questo approfondimento sulla catena cinetica anca-adduttori si collega a quanto già trattato parlando dei flessori della coscia, spesso coinvolti nello stesso squilibrio muscolare. Il ruolo del lavoro manuale complementare, come quello discusso nell'articolo su osteopatia e running, può avere senso in fase iniziale per la gestione del dolore acuto, ma non sostituisce il lavoro attivo di rinforzo che resta il fattore determinante nel lungo periodo.


Prevenire la recidiva: l'errore più comune

Il punto debole di molti recuperi, incluso quello iniziale di Tiziano prima di arrivare a un protocollo strutturato, è interrompere il lavoro di rinforzo non appena il dolore scompare. È esattamente il meccanismo che spiega perché la pubalgia tende a ripresentarsi dopo mesi o anni di tentativi isolati: il sintomo sparisce prima che il tessuto abbia davvero costruito la capacità di tollerare il carico specifico della corsa nel tempo, non solo nell'immediato. Mantenere 1-2 sedute settimanali di lavoro su adduttori e stabilizzatori pelvici (lo stesso principio alla base della core stability nella corsa) anche dopo la piena remissione, in modo permanente e non solo nella fase di recupero, è la differenza pratica tra un episodio isolato e un ciclo che si ripete ogni pochi mesi.


Domande frequenti

La pubalgia può guarire da sola? Nei casi lievi, con riposo adeguato, i sintomi possono migliorare spontaneamente, ma senza un percorso riabilitativo attivo il rischio di recidiva o cronicizzazione resta elevato, come nel caso di Tiziano prima del protocollo strutturato.


Quanto dura il recupero dalla pubalgia? Con un approccio conservativo attivo, il miglioramento avviene generalmente in 4-8 settimane, ma i casi cronici (come quello trascinato per anni) richiedono tempi più lunghi perché serve prima ricostruire la tolleranza al carico prima di reintrodurre la corsa.


Posso continuare ad allenarmi con la pubalgia? È sconsigliato continuare con l'intensità abituale senza affrontare la causa di fondo: il sovraccarico continuo peggiora il quadro e allunga i tempi di recupero complessivi.


Il dolore all'inguine dopo i 50 anni è sempre pubalgia? No: se impedisce l'equilibrio monopodalico, va considerata anche l'ipotesi di una frattura da stress della branca ischio-pubica, che richiede accertamenti diagnostici specifici prima di qualsiasi protocollo di rinforzo.


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Articolo a cura di Gianni Avalle, responsabile area tecnica RunRitual.

 
 
 
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