Pressoterapia e corsa: cosa fa davvero per il recupero del runner (e cosa no)
- Run Ritual

- 4 ago
- Tempo di lettura: 5 min

Dopo un lunghissimo o una gara, la tentazione è forte: infilarsi in quei gambali gonfiabili che si vedono ovunque — negli spogliatoi delle maratone, nelle storie degli atleti pro, ormai anche nei salotti — e lasciare che "spremano via" la fatica.
La pressoterapia è diventata uno degli strumenti di recupero più cercati in Italia. Ma da coach ti devo la risposta onesta prima ancora della spiegazione: funziona, ma non per quello che credi, e non al posto di quello che conta davvero. Vediamo cosa fa realmente sulle gambe di un runner, quando ha senso e quando è solo un modo costoso di stare sdraiati.
Cos'è la pressoterapia e come funziona
La pressoterapia (o compressione pneumatica intermittente) usa gambali — o bracciali, o fasce addominali — divisi in camere d'aria che si gonfiano in sequenza, dal piede verso la coscia. La pressione avanza a onda, comprimendo i tessuti in direzione del cuore, e poi si rilascia. Ciclo dopo ciclo, per 20–45 minuti.
L'effetto meccanico è duplice: spinge i liquidi accumulati negli spazi tra le cellule verso il circolo linfatico e venoso, e produce una sorta di massaggio ritmico e uniforme sulla muscolatura. È lo stesso principio del massaggio drenante, automatizzato e più sistematico.
A cosa serve alle gambe di un runner: cosa dice la scienza
Qui serve distinguere tra quello che la ricerca supporta e quello che il marketing promette.
Ciò che è ragionevolmente supportato: la pressoterapia riduce il dolore muscolare percepito e la sensazione di gambe pesanti dopo sforzi lunghi o intensi, con un effetto paragonabile a un buon massaggio. Migliora temporaneamente la circolazione locale e la mobilità. Molti atleti riferiscono gambe più "fresche" il giorno dopo — e nel recupero, anche la percezione conta: chi si sente recuperato si allena meglio.
Ciò che le prove non confermano: effetti consistenti sui marker oggettivi del danno muscolare o sul ritorno della forza. In altre parole: la pressoterapia ti fa sentire meglio più di quanto acceleri la riparazione dei tessuti in sé.
Per questo, nella gerarchia del recupero che uso con i miei atleti, l'ordine non cambia mai: sonno, alimentazione, gestione dei carichi — e solo dopo gli strumenti, pressoterapia inclusa. Un'ora di gambali non ripaga una notte da cinque ore.
Quando ha senso per chi corre
Detto questo, ci sono tre finestre in cui la pressoterapia dà il meglio:
Dopo gare lunghe e lunghissimi — mezza, maratona, trail: quando l'accumulo di liquidi e l'indolenzimento sono massimi, l'effetto drenante e la riduzione del dolore percepito si sentono davvero. Si inserisce bene in una strategia di recupero post maratona strutturata.
Nei blocchi di carico alto — settimane da doppia seduta o volume in crescita, quando le gambe non fanno in tempo a scaricarsi tra un allenamento e l'altro.
Quando il recupero attivo non basta — in alternativa o in aggiunta a foam roller e crema defaticante, con il vantaggio di essere completamente passiva: ti sdrai e basta, il che dopo 30 km è un pregio non da poco.
Quante sedute, quanto durano, ogni quanto
Una seduta dura tipicamente 20–45 minuti, con pressioni progressive che partono basse e si adattano alla tolleranza — la compressione deve essere decisa ma mai dolorosa. Per un runner amatore il protocollo sensato non è quello estetico "a cicli di 10 sedute": è on demand, 1–3 volte a settimana nei periodi di carico o post gara, anche tutti i giorni nella settimana dopo una maratona se le gambe lo chiedono. Farla ogni giorno tutto l'anno non fa male, ma oltre una certa frequenza non aggiunge nulla.
Pressoterapia a casa: i gambali per runner
La vera novità degli ultimi anni è che la pressoterapia è uscita dagli studi ed è entrata in casa: gambali ricaricabili a compressione sequenziale, dai modelli professionali fino a versioni economiche sotto i 200€. Se corri tanto e pensavi comunque di usarla con regolarità, l'acquisto batte le sedute in studio nel giro di pochi mesi.
Cosa guardare per non sbagliare:
Numero di camere: almeno 4, meglio 6–8 — più camere, più fluida e reale la sequenza distale→prossimale.
Pressione regolabile su più livelli, con valori massimi dichiarati: ti serve poter partire basso.
Programmi con sequenza a onda (non semplice gonfia-sgonfia simultaneo, che drena poco).
Autonomia e rumorosità, se pensi di usarli guardando una serie la sera.
Diffida invece dei modelli che promettono effetti dimagranti o anticellulite: sono la spia di un prodotto pensato per un altro mercato — e ci arriviamo subito.
Controindicazioni ed effetti collaterali: la parte seria
La pressoterapia è a bassissimo rischio per una persona sana, ma le controindicazioni esistono e vanno prese sul serio. Non va fatta — o va fatta solo dopo parere medico — in caso di: trombosi venosa profonda accertata o sospetta, insufficienza cardiaca non compensata, arteriopatie severe, infezioni o lesioni cutanee in corso sulle gambe, linfangite acuta, gravidanza. Con vene varicose importanti o fragilità capillare nota, prima il parere del medico: la pressoterapia con pressioni corrette non "rompe i capillari", ma su un quadro venoso già compromesso serve una valutazione, non un tutorial.
Effetti collaterali possibili e transitori: segni sulla pelle, formicolii, un leggero indolenzimento o senso di stanchezza alle gambe dopo la seduta. Se dopo la pressoterapia hai dolore vero o malessere, il messaggio è semplice: pressione troppo alta o seduta troppo lunga. Si scala, non si stringe i denti — qui non vale il "no pain no gain".
Il verdetto del coach
La pressoterapia è un buon attrezzo di recupero: passiva, piacevole, efficace su gonfiore e dolore percepito, sensata dopo le gare lunghe e nei blocchi duri. Non è una terapia miracolosa né un acceleratore di adattamenti: è il 5% che aggiungi quando il 95% — dormire, mangiare, gestire i carichi ascoltando i dati — è già a posto. Se quel 95% non c'è, spendi i soldi in un materasso migliore.
Domande frequenti
La pressoterapia fa dimagrire? No. Sposta liquidi, non grasso: la pancia o le gambe possono apparire momentaneamente più sgonfie, ma il peso perso è acqua che il corpo riequilibra in fretta. Nessun trattamento passivo sostituisce deficit calorico e allenamento.
La pressoterapia rompe i capillari? Con pressioni adeguate e progressive, no. In caso di fragilità capillare marcata o patologie venose, serve prima una valutazione medica e pressioni più basse.
Si può fare la pressoterapia tutti i giorni? Sì, per una persona sana non è dannoso. Per un runner, però, oltre 2–3 sedute a settimana (o un uso quotidiano limitato al post gara) il beneficio aggiuntivo è trascurabile.
Si può fare con il ciclo? In generale sì, se ben tollerata: al massimo si evita la fascia addominale nei giorni più sensibili. In caso di dubbi o dolori mestruali importanti, meglio chiedere al medico.
È normale sentire dolore alle gambe dopo la pressoterapia? Un lieve indolenzimento può capitare; dolore vero no. Riduci pressione e durata della seduta e riparti gradualmente.
Meglio pressoterapia o massaggio per un runner? Gli effetti sul recupero percepito sono simili. Il massaggio è personalizzabile e lavora su punti specifici; la pressoterapia è sistematica, ripetibile e, con i gambali da casa, molto più economica sul lungo periodo. Non sono alternativi: sono strumenti diversi per momenti diversi.
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Gianni Avalle // RunRitual Lab Running coach diplomato in scienze dello sport, con oltre 20 anni di esperienza nell'allenamento sportivo. Programmi personalizzati per migliorare performance, tecnica e prevenzione infortuni.




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